sabato 5 maggio 2012

Another

Immagina.
Per adesso solo questo.

Non è cambiato niente.
Il vento soffia ancora e la dannata polvere non ha smesso di entrarmi negli occhi.
Si sta facendo mattina, non è una cosa buona.

Vedo qualcuno in lontananza, mi nascondo dietro ad una macchina esplosa.
La canna del fucile batte contro le lamiere, ma non è un problema.
Il sangue mi ribolliva già da tempo, cerco ogni scusa che porti allo scontro.
Ma devo tenere la parte, non destare sospetti.

Non è cambiato niente.
A parte il fatto che ora non è sicuro viaggiare disarmati.
I Ghoul vedono, aspettano e mangiano.
Noi.

Si avvicina, passo cauto.
Umanamente cauto.
Meglio tenere il fucile pronto comunque.
Cento metri, uno stivale.
Cinquanta una lattina.
Venti, una trappola per orsi.
Tre chilometri, l'accampamento.
 Davanti a me lei, che evidentemente non è una Ghoul.
Irina si siede, prende un sasso, colpisce la lattina, mi scrocca l'ultima cicca.

Non è cambiato niente.
Eccezion fatta per la luna.
Quella si è spezzata in tre parti ed è lì lì pronta a caderci in testa.
Non succede solo perché non è l'unica cosa ad essersi rotta.

L'aurora boreale sopra le nostre testa.
Anche se siamo in Germania.
O da quelle parti, in Europa Centrale, dove comunque cose del genere non dovrebbero succedere.
Irina mi guarda e mi chiede come è andata la caccia.
Lei sa.
Mi odia, ma solo quando vede la parte della mia faccia coperta dalle bende.
Le rispondo che sono stato attento, che i proiettili ci sono tutti, che non ho lasciato tracce, che la amo ma che comunque voglio indietro quella sigaretta.

Non è cambiato niente.
Solo che quattro o cinque leggi fisiche hanno deciso di andare a farsi fottere.
Così abbiamo gravità alternata, macchie temporali, pianeti alla deriva, esplosioni nucleari spontanee e altre implicazioni dirette.
L'effetto domino ha fatto il resto.
Del resto i Ghoul sono il risultato di una spinta improvvisa al carrozzone dell'evoluzione.
I loro occhi percepiscono le mutazioni del campo magnetico.
La loro epidermide si è parzialmente calcificata, quindi la pelle è dura come le ossa.
I loro intestini si sono adeguati alla carestia, portando a nuove vette il termine onnivori.
Alcune ghiandole sono scomparse, come l'ipotalamo.
Ciò vuol dire niente paura, niente sonno.

Irina si alza e dice che è tempo di andare, che passerà di qua una bolla debole e che se non voglio decomprimermi devo alzare il culo e muovermi.
Io la seguo a distanza, non voglio che veda il mio occhio sinistro, giallo, infetto, nuovo.
Non le ho detto che l'evoluzione, che aveva colpito solo la parte sinistra del mio corpo, si sta estendendo.
La caccio via dalla nostra baracca o mi ubriaco e poi dormo sotto un ponte, la sera, quando mi colpisce la febbre.
Questo le fa male, ma sono convinto che essere sbranata gliene farebbe di più.

Alcune cose le nostre previsioni non riescono a vederle, i miei occhi invece sì.
Per cui so già cosa sia successo all'accampamento ancora prima che il fumo sia in vista.
Un campo magnetico così distorto, non può che essere una macchia temporale.
Ora è passata e ha lasciato davvero poco dietro di se.
I cadaveri mummificati, vecchi di uno o due migliaio di anni, ieri camminavano per la strada, erano i nostri vicini, allevavano animali, coltivavano ciò che riuscivano, tiravano avanti alla belle e meglio, vivevano.
Irina piange.
Io mi tolgo le bende.

Non è cambiato niente.
Tranne che se rimani troppo in una zona come questa, la radiazione residua cambia te.
Irina si gira e mi guarda.
Il disgusto nel suo sguardo gradualmente scompare mentre i suoi occhi diventano gialli e la sua pelle grigia.
Come la mia.

domenica 15 aprile 2012

Pizza alle sei e mezza




- Cazzo che freddo...
- Toh, ecco l'accendino.
- Alla buon'ora.
Fumiamo in fretta e si entra nel bar.
Al Roma ci sono quattro gatti: due vecchi che giocano a briscola, un trio di quattordicenni al quinto\sesto spritz.
Salutiamo il barista, due birre, Guinness e Corona, conto sul tavolo che poi arriva altra gente.
Ci sediamo in fondo al bar, affianco al poster degli AC\DC, guardiamo il bancone.
Il mio telefono squilla, sta finendo il credito.
Arrivano le birre.
- Che birra da froci...
Apostrofo la sua Corona.
- Che birra da coglioni...
Apostrofa la mia Guinness.
Cin cin.

Venti minuti ed arriva un terzo del gruppo.
Ci dicono di venire, che la pizzeria per oggi ha chiuso e dà gratis i tranci avanzati.
Un atto di generosità quotidiana indirizzato inizialmente ai senzatetto, ma dato che senzatetto non ce ne sono, noi gente che abbiamo saltato cena ringraziamo.
Mai visto chiudere dalle sei mezza, di solito tirano fino all'una, delle volte alle due.
Appena afferro il trancio tutte le domande si perdono, non le ritroverò dopo l'ultimo morso.

La mattina dopo mi sveglio con un gran mal di testa.
Avendo bevuto poco, mi son venuti i postumi.
In più sono le sei e mezza.
Provo a chiudere gli occhi e sento quel dannato fischio.
Iiiiiiiiiiiiii, alcool che gira per i vasi sanguigni del cervello, iiiiiiiiiiiiiIIIIIIIIIIiiiiiiiIIIIIIIIIIII!
Basta, pietà!
Prendo il libro alla cieca, accendo la luce, mi chiedo se non era meglio invertire l'ordine delle due azioni precedenti, afferro gli occhiali, che sono ceco come una talpa.
Il libro, scelto dalla prof, l'ho già finito.
In un giorno, dopo sei ore di lettura ininterrotta.
No, non era un capolavoro, ma avendo questo interrotto un'altra lettura, volevo archiviarlo al più presto.
Prendo il block notes, prendo la penna e scrivo.

Il pomeriggio incontro in biblioteca un compagno di sventura.
Io leggo il suo commento e lui legge il mio, ci correggiamo a vicenda e tiriamo le somme: io rischio di andare fuori tema, lui non mette manco una virgola.
Caffè alla macchinetta, saluti di rito, ci si vede lunedì in classe, studia latino che interroga.
Il mio compito però non è finito.
Il foglio è ancora lì da riempire.
E faccio un resoconto qui per ingranare, perché lì andavo già a tutto gas e se non mi riscaldo mi viene un crampo al cervello.
Quindi sì lettore, lettrice o bot che mi spamma il metodo sicuro e veloce per l'allungamento del pene, potevi fare a meno di leggere questo post.
A meno che non volessi sapere che l'unico metodo sicuro e veloce per l'allungamento del pene è una solida erezione.

sabato 31 marzo 2012

Carta e Corsa 5

Partecipante dell'eds della donna camèl ( accento a piacere, ma credo d'averlo azzeccato).
Partecipano anche:
lillina
magneTICo
melusina
Dario D'Angelo
Hombre


La Corsa 5 è il pullman che prendo alle 7:20 ogni mattina da quattro anni a questa parte per andare a scuola.
O come è più comunemente conosciuto, il traghetto di Caronte.
Non è la destinazione ad incutermi paura, ma il tragitto stesso.
Ah già, ho una fifa fottuta degli autobus.
Sono dei rettangoli di lamiera che fanno manovre fisicamente improbabili a velocità spropositate.
Quindi non ne parlerò, anche perché esorcizzo le mie paure nell'unico modo che conosco: dormo ascoltando Paranoid dei Black Sabbath ( il cd può variare a seconda del tempo, ma al momento ho questo nel lettore).



Il viaggio mattutino dello studente si svolge più o meno per tutti allo stesso modo, eccetto che per l'antefatto.
Esistono sostanzialmente quattro modi di raggiungere la fermata:

- L'anticipo

Sveglia alle 6, ripasso veloce degli appunti fino alle 6:20, colazione di dieci minuti, 6:35-6:50 igiene orale, alle 7 il soggetto è alla fermata.

- Il puntuale

Ci si sveglia tra le 6 e le 6:30, 6:40 colazione abbondante, in bagno alle 7:10, arrivo alla fermata nel preciso istante in cui l'autista apre le porte.

- Il ritardatario

Si sveglia alle 7, fa quel che può, arriva correndo anche quando è in anticipo, gli capita di perdere l'autobus e si fa portare dai suoi.

- Il Carta

Il soggetto discute col padre la sera antecedente ai fatti sull'orario di partenza dalla magione amica: il genitore gli dice di partire prima, il figlio lamenta una maggiore conoscenza degli autobus.
In virtù dell'ormai monumentale esperienza, gioca la sua carta migliore subito: lui, in dodici anni d'istruzione, non ha mai perso una corsa.
La sveglia suona, sono le 5:30, deve ristudiare un po' tutto.
La memoria a breve termine si converte in quella a lungo termine durante il sonno R.E.M., per cui l'addormentarsi sui libri è tutta una tattica studiata.
Dalle 6: 20 cade dal letto.
Coglie l'occasione sia per andare a lavarsi i denti che per prendere appunti mentali su di un post da scrivere in terza persona, che fa tanto genio del male.
6:30 cartone del latte, tazza e zucchero.
6:31 cdswdcs, si accende la macchinetta.
6:33 cing cts fcdvvvv shhhhiu, il caffè è pronto.
6:34 contemplazione della brodaglia, dubbi di natura chimico-organica sulla composizione della stessa, aggiunta di latte e ingurgitamento tutto d'un sorso, rendersi conto di aver dimenticato lo zucchero un'altra volta.
6:35 il soggetto torna a dormire, con l'amaro in bocca, che c'è ancora tempo.
7:10 DRIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIN!!!
7:11 il telefono viene lanciato dall'altra parte della camera dal soggetto, la sveglia si spegne.


Un quarto d'ora per accendersi,
un microsecondo per volare,
un'era per rompersi.

Il soggetto, non sapendo di preciso dove si trova, si veste con quello che capita.
Nel mentre riacquista lucidità e vede che mancano libri all'appello nella cartella.
Trovarli non richiederebbe molto tempo non fosse che la camera ormai è ridotta così:

AVVISO ALL'UTENZA!
LA FOTO CHE SEGUE RAPPRESENTA IL CAOS PRIMORDIALE GENERATOSI NELLA MIA CAMERA DURANTE IL PERIODO ANTECEDENTE AL RESTAURO!
PERTANTO AVVERTO IL LETTORE CHE LA VISIONE DELLA SUDDETTA POTREBBE SVIARLO PER SEMPRE DAL POST STESSO!
GRAZIE DELL'ATTENZIONE


Lo giuro, c'è un ordine.
Complesso, ma c'è

Corre, afferra la chitarra, saluta il genitore e quasi cade dalle scale.
Non guarda gli orologi per paura della loro immutabile sentenza.
Arriva in strada derapando con le suole delle scarpe e vede che la corriera alla fermata.
Con un carico complessivo di 13 chili sulle spalle, si trascina, raggiunge la meta e si chiede se continuando così diventerà più forte del maestro Muten.


La mattina, in Africa, una gazzella si sveglia e sa che deve correre se vuole sopravvivere.
La mattina, in Africa, un leone si sveglia e sa che deve correre se vuole mangiare.
La mattina, in Trentino, un La Carta si sveglia e sa che deve correre se non vuole essere spedito a far compagnia al leone e alla gazzella.

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Tiriamo i conti del blog.
Scrivo questo post-scriptum per due ragioni: non volevo lasciare inutilizzato il suggerimento della donna camèl, volevo concludere questo mese con questo "festival di me stesso".

Allora cos'ho combinato in 339 giorni di attività?
  1. Momento che ci penso...
  2. Ah sì, ancora tre lettori e supero Manzoni, beh non è un traguardo raggiunto, ma diamine, ci sono andato vicino!
  3. Ho finito il mio primo ciclo letterario ( ooh, addirittura), considerando che ne ho sette incompiuti ( e cancellati dopo la prima pagina, per la maggior parte), essere arrivato alla settima pagina è una bella coincidenza...
  4. Ho boicottato attivamente i captcha.
  5. Ho adottato Spock, per metonimia almeno.
  6. Ho fatto piantare un albero, cosa che non succedeva dai tempi delle elementari ( eh sì, noi montanari eravamo ecologisti prima che fosse mainstream).
  7. Mi sono divertito.
  8. Ho ricevuto buoni consigli su ottime letture, ma di questo scriverò più avanti.
  9. Mi sono ritrovato con parecchie materie a cui rimediare, quindi causa studio scriverò sempre meno fino a giugno.
Lucru bun de nota zece, che in rumeno vorrebbe dire "Un ottimo lavoro di voto dieci" ma che gugol vi tradurrà come "Cosa da perfezionare dieci".
Bah!


10. Ho postato "Is there anybody out there?" suonata da me,
ricevendo solo un numero esiguo di minacce di morte.

martedì 27 marzo 2012

Ego



Io e il mio clone siamo rimasti chiusi sul tetto della scuola.
Noi si era deciso in tacito accordo di andare a fumare lì, non avevamo voglia di fare tutte le scale di nuovo per tornare in classe.
Era un po' che non lo vedevo, mi sembra sempre lo stesso.
Gli occhi sono cambiati, ecco cosa non mi tornava.
Tira vento e abbiamo lasciato dentro la giacca.
Tiro una boccata, espiro dalla bocca.
Tiro una boccata, espiro dal naso.
Si sta bene in maniche corte.
Inizia a darmi fastidio il numero di volte in cui lo incontro, è una persona che non mi è mai andata a genio.

- Ci avanza un'altra sigaretta?
- Sì.

Guardiamo le montagne, la cicatrice lasciata da quell'incendio di sette anni fa attira la mia attenzione.
La vegetazione ha iniziato a ricrescere.
Ho dovuto ripensare tre volte alla data, ma sono abbastanza sicuro che sia stato sette anni fa.

- Come apriamo la porta antincendio?
Siamo calmi e freddi...
- La sfondiamo a sprangate
Scherziamo, ma il tono della nostra voce non ha la minima traccia d'ironia...

Finisco la sigaretta, la spengo sulla balaustra.
La metto nel pacchetto ormai vuoto, lo getterò dopo.
Finisco la sigaretta, la spengo sulla balaustra.
La getto in aria e la seguo nel sua traiettoria, cade sul tettuccio di una macchina.

Intanto mi avvicino alla porta.
Non è chiusa.
Io avevo detto che lo era.
Perché?
Perché ti devo parlare.
Avrebbe qualche scopo?
Sì.

Non ci piace la situazione.
Mi tocca ascoltarmi.
Mi tocca parlarmi.

Parlare è uno di quei verbi che ha un milione di sinonimi, senza che uno riesca ad avere lo stesso peso.
Parlare.

È una parola immutabile.

Ho sbagliato a scrivere milione e ci ho buttato dentro un "gl", correggo e ho tirato avanti.
Ho pure scritto "avanto", ma solo perché ho provato a battere più in fretta.

Chiudo la porta e guardo l'orologio, che in realtà è un cronometro.
Non so se bastino sei minuti e undici secondi.
Forse ho sforato, forse sono troppi.

Chiudo la porta e guardo l'orologio, che resta un orologio.
È tardi, l'ora di recupero sta per finire.

- Dovremmo rientrare, voglio sapere quali problemi assegna la prof per casa.
- Possiamo farceli dire dagli altri.
- Comunque sbrigati.
- Cosa fai?
- Prendo appunti.
- Bene, fai bene.
- Ne verrà fuori qualcosa di buono?
- Ne verrà fuori qualcosa di strano.
- E quando avrai finito?
- Riavvolgi la canzone, strappa la pagina e rincomincia da capo.


E se vi avanza tempo perdetelo qui