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domenica 4 marzo 2012

Hello, hello, hello how low?

Potrei parlarvi di Roma, dato che torno adesso da lì.
Ma, invece vi parlerò del Giappone, di cui so poco nulla e dove non sono mai stato.
Tornare da una gita è sempre traumatico.
Se poi il tuo prof ha voluto percorrere un centinaio di chilometri nel corso di una settimana, è peggio.
A quanto pare ciò non fa bene alla mia coerenza.


A riconferma, questa è una capra caucasica,
 anche conosciuta come stambecco.

Ah, il Giappone.
Il luogo dove è Madre Natura a shakerare i cocktail.
La storia, le opere, la cultura!
La storia: mi ricordo di aver visto "L'ultimo samurai" una volta"...
Le opere: ho la serie completa del manga Dragon Ball in camera...
La cultura: le mascherine che indossano in quel di Tokyo non servono né a salvare i propri polmoni dallo smog della metropoli, né ad evitare di ingerire microorganismi per un culto smodato della vita ( anche se questa è vera in parte); i giapponesi ritengono un'offesa molto grave soffiarsi il naso in pubblico.
Paese che vai, caccole che trovi.


C'è anche chi gira con maschere così.

A Roma faceva parecchio caldo, neve non ce n'era più.
Secondo Alemanno è un piano dei comunisti per far impazzire i termometri.
Il cielo era di un bel colore azzurro, fino a che tenevi il collo piegato di 90°.
Quattro cose mi hanno colpito.
La prima, una chiesa dove bisogna pagare per accendere la luce e poter vedere i quadri del Caravaggio.
Verissimo che anche nei musei paghi il biglietto per entrare, ma almeno non ti prendono per il culo.

La seconda:


Non uscire dalla metropolitana ballando la tecktonik.

La terza:


Il trionfo della Divina Provvidenza di Pietro da Cortona.

La quarta è stata una donna che faceva dei dipinti con bomboletta spray con una tecnica davvero spettacolare.
Purtroppo non ne ho foto, né avevo i soldi ( 10 euro, avevo lasciato il portafoglio in albergo, non guardatemi male, non sono COSÌ tirchio) per comprarmene uno.
Orsetta, se ti capitasse di avere un paio di minuti liberi e ti trovassi dalle parti della Fontana di Trevi, magari la trovi ancora lì.
Vale davvero la pena di vederla all'opera.

Tornando al Sol Levante, io sono un appassionato di manga, albi a fumetti giapponesi.
Uniscono due cose che amo: la scrittura e il disegno.
Quindi posti come Animate a Ikebukuro, nove piani di Dragon Ball, Death Note e Soul Eater e chi più ne ha più ne metta, o il quartiere di Shibuya, stracolmo di videogame, anime e manga, sono qualcosa come la Mecca:



"Sento dire che in campagna si vedono spesso cinghiali e orsi.
Ma io sono cresciuto a Shibuya, nel centro di Tokyo.
Qui spesso si vedono, piuttosto, tizi che si buttano dai palazzi, sotto i treni,
 o stranieri che brandiscono seghe."
Atsushi Ohkubo


L'avevo messa lei tra i motivi per cui amo il Giappone?

Nella capitale italiana ho alloggiato in un albergo, il Parco Tirreno, che a quanto pare non è quello in cui lavora l'Orsa.
A parte questo era perfetto: stanze spaziose, praticamente appartamenti, ampi balconi dove portare le compagne di classe a vedere il tramonto velato dal monossido di carbonio, fare una partita a briscola, fumarsi una sigaretta con gli amici alle 4 di mattina.
Voto 8\10.
La Carta, il primo blog\agenzia turistica.

Vabbè, s'è fatta ora di cena, anzi è passata da un pezzo.
Vi lascio ricordandovi che io sono come le maledizioni egizie, non ce ne si libera facilmente.
Au revoir.


Chi si aspettava questa canzone dal titolo del post
ha vinto un chilo di Stima ©

domenica 18 dicembre 2011

Le linee che tracciamo, sono tanto dritte quanto astratte

Lo ammetto: sono spesso distratto durante storia dell'arte.

Mi perdo parlando del più o del meno.
Mi perdo sfogliando il libro e guardando gli autori che non faremo mai, per mancanza di tempo e buona volontà.
Mi dispiace un po' per Rembrandt e quel suo Aristotele, per Giambattista Tiepolo e per il suo stile che mi ricorda qualcosa, un qualcosa che non riesco ad inquadrare bene.
Mi perdo disegnando cose sul banco, a confrontarle con quelle che ha disegnato il mio vicino, che spesso e volentieri scrive e disegna sul mio, per timore delle lamentele dei bidelli.


Delle volte capita che ne venga fuori qualcosa di bello,
come la foresta fossile di cui avevo parlato alla blogger schizofrenica per eccellenza,
ma le più tante volte ne esce roba del genere.

Io lo lascio fare, sia perché questo mio amico è davvero bravo, ma la sua indole abbastanza da cagasotto ( che poi non capisco, non è una persona timida, ma di fronte a cose minime, un rimprovero di un bidello, chiedere qualcosa ad una segretaria, scappa come un bambino impaurito) lo bloccherebbe, sia perché mi diverto a commentare cosa fa, ad aggiungere qualcosa, a cancellare, a criticare la sua completa incapacità a dare una traccia di tridimensionalità alle sue opere, nonostante l'uso smodato delle ombre.
Delle volte scrivo cose sul block notes, cose che potrebbero essere post, ma che non lo saranno mai, non solo perché spesso e volentieri le perdo.
Mi prendo parecchie note per questo, anche se nel caos che genero in quel metro quadrato filtra sempre qualcosa e alla fine ho sempre un'ottima media in questa materia, aprendo raramente il libro di testo con l'intenzione di studiare, senza mai prendere un appunto.
Boh.


Ecco, se avessi lei come compagna di banco, non disegnerei.
Ma, probabilmente, non cambierebbe il mio livello di attenzione alle lezioni... 

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Tre giorni fa ho suonato per la prima volta davanti ad un pubblico.
Una sola canzone, Lonely Day dei System Of A Down.
Io suonavo la chitarra elettrica, una parte d'accompagnamento, una di quelle che se non vengono fatte si nota, ma che se si fanno non la sente nessuno.
Le prove erano andate molto bene, ma nel complesso non abbiamo suonato molto bene.
O almeno così diciamo io e gli altri te del gruppo.
Perché i duecento presenti hanno risposto bene, molto bene, fin troppo bene.
Ok, niente lanci di biancheria intima sul palco, ma forse ha pesato l'età media degli ascoltatori, che forse avevano passato un brutto quarto d'ora ai tempi di Woodstock e non volevano ripeterne l'esperienza.
Ma le persone che non sono in quella cerchia ristretta e momentanea formata da chi sta suonando,  non si accorgono di cosa succede.
Tu, invece, che hai provato così tante volte da diventare tu stesso incarnazione della canzone, ti accorgi di ogni imperfezione, di ogni piccolo difetto, di ogni corda suonata troppo forte, di ogni anticipo, di ogni accento  non abbastanza accentuato e ti accorgi che quel mucchio d'argilla non diventerà mai la persona da cui hai tratto le sembianze.
Ma alla gente piacciono anche le statue, te ne fai una ragione, e anche se l'amaro in bocca di aver perso l'occasione di fare meglio un po' resta, ti rassegni all'idea che sei piaciuto.

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L'ho vista un'altra volta, per cui taglierò corto, non vorrei diventare ripetitivo e continuare ad inzuppare questo blog di lagne, di mie divagazioni su quanto cazzo avrei voluto stringerla io come faceva lui ieri sera, di quanto cazzo non riesca a capire se mi fa più fastidio o felice parlarle, di quanto cazzo non riesca comunque a staccarmi da lei, per un motivo o per l'altro.
Porca puttana, ormai questa storia l'ho superata, sapevo già da tempo la situazione, la solidità della stessa.
Ma è inutile negare che mi ha fatto male vederla con i miei occhi.
È inutile come il falso sorriso che ho messo su quando sono stato presentato al fortunato bastardo.
È inutile come le battute che ho buttato giù, per dimostrare che sono "quello simpatico", come lei mi aveva dipinto.
È inutile come me ora che ragiono sul perché lei finisca per parlare di me a tutti, anche a chi, considerati i nostri trascorsi, non le converrebbe parlarne, quando so già che la risposta è semplice: lei parla di tutto a tutti, anche per questo la amavo, perché era logorroica quasi quanto me.
Mi ha fatto davvero male.

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Se dovessi ringraziare tre persone per la loro generosità nei miei confronti, sarebbero: Omar, Balu e Oriano.
Li accomuna l'avermi dato una sigaretta in un momento in cui ne avevo proprio bisogno.
Di Omar ho già parlato, Balu ( della quale, sto provando a ricordare il nome, forse è Valentina; sì, sono un fottuto ingrato) che me ne ha offerta una fatta con le sue mani dopo il concerto, insieme a complimenti immeritati, Oriano mi ha chiesto se volevo fare un paio di tiri di una cosa anch'essa fatta artigianalmente ieri sera, quando mi lo ho incontrato di ritorno da una copiosa pisciata da birra.
Distaccarsi da una droga come le sigarette per darla a qualcuno senza chiedere niente in cambio, senza che ti venga chiesto, solo perché ti sembra che gli serva, per me è un gran bel gesto.


La prova è che se cercate su Google "dare una sigaretta ad un amico",
al massimo vi trovate questo.

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Non ho idea di quanto ci metterò a finire le "Lettere da Nowhere City", ma credo che prima gennaio la prossima non uscirà.
Non c'entra il Natale, beh non direttamente.
È che questo è il periodo in cui ritrovo la maggior parte di  quella dozzina di anime amiche e si ha tempo di qualcosa di più di un saluto andando a lezione.

Boh, magari mi tiro fuori un buco il ventitré, non prometto niente.
Scopro solo ora che ventitré si scrive con l'accento, lasciatemi un po' di tempo per metabolizzare.

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Era da metà Ottobre che non bevevo.
Tutto a puttane, dubito che sarà un'esperienza epifanica come quella dell'Orsa.

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Epifanica si scrive così?
Esiste questo termine?
No perché il correttore automatico di sto cazzo mi da come sostituti: Geraniacea, Monomaniacale, Vetrofania.
Forse sono io a non vedere il nesso, ma non credo che centrino con quello che volevo scrivere...
Forse è perché avevo scritto epifaniaca...

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Direi di chiudere qui va.
Lascio la cosa un po' in sospeso?
Nah.
Cosa sono quei tratteggi d'intermezzo?
È la linea logica del mio discorso, che come dice il mio prof d'arte, è tanto dritta quanto astratta.

domenica 30 ottobre 2011

Grano rosso sangue, ovvero come passare sotto una mietitrebbia i vostri coglioni

L'insonnia è una puttana che paghi con la materia cerebrale che ti cola dal naso.
Non ne ho trovata una definizione migliore, lo giuro.
E che ieri ne ho avuto di tempo.
Sì perché, se sei riuscito ad arrivare due volte nella stessa notte a sentire l'orologio che batte le tre, ti devi trovare qualcosa da fare.
E così mi sono guardato un film.
Forse sarebbe stato meglio spendere quel tempo masturbandomi con il video di Belen.

Apro la mia videoteca cibernetica e mi accorgo di non averla più una videoteca.

Plin Plon.
Ricordiamo alla gentile clientela che, inseguito all'esplosione del precedente computer, si sta utilizzando il computer della nonna, su cui non c'è un cazzo di niente.
La ringraziamo di esser stato così coglione.

Mi metto alla ricerca di qualcosa, non so cosa, ed incredibilmente la trovo!
La chiavetta che usavo alle medie, ci sarà su un qualche tipo di film, mi va bene anche una retrospettiva russa, purché abbia delle immagini in movimento, che mi indichino la via di Morfeo, così da potergli spaccare una sedia in faccia di persona, a quello stronzo.
E per un momento ci credo, sì un buon vecchio horror,vai che la portiamo a casa.



Idiota, è un film tratto da un libro di Stephen King.

NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!

Ho letto 23 libri del buon vecchio Steve.
Ho ancora da vedere un cazzo di film decente.
No, non vale "Il miglio verde", che viene tirato in ballo sempre in questi discorsi, per il seguente motivo: non si poteva rovinare quel libro neanche impegnandosi a fondo, non perché sia questa gran rappresentazione della perfezione, perché è un libro fatto per fare il film, manco fosse un manuale.
Per questo lo reputo persino peggiore di quel mattone di "Insomnia" il quale, per lo meno, non era scritto per gli altri.
E non venitemi a dire che lo "discrimino" solo perché non è un horror.
"La Zona Morta" non è un horror, ma è uno delle sue opere che reputo migliori.

Tornando a noi, ecco che parte "I figli del grano" ( non ho idea della ragione per cui in Italia cambino tutti i nomi di film e libri nelle traduzioni).


Ed ecco i miei coglioni che si schiantano al suolo.
Tonf, uno,.
Plaf, il secondo.


Dio quanto odio l'uomo che ha progettato ciò.

Ora, non voglio fare lo stronzetto che si lamenta del fatto che il film "non era come l libro".

È una cosa ovvia, ed è una cazzata. 
Ovvia, in quanto i registi che si fanno il mazzo per fare film, invece che buttare a cazzo quattro spunti di trama, una morale, personaggi di una stupidità immane, stereotipati ad un livello aberrante, tanto il pubblico va a vedere il film solo per il nome, si contano sulle dita d'un monco.


Sì, parlo di te Cameron, che se la pellicola che ho visto ieri era un pessimo B-movie,
il tuo "capolavoro" era un patchwork di minchiate pseudo-ecologiste.

Chiedete come si fa un film da un libro, o da un opera teatrale, a Kenneth Branagh e al suo "Hamlet", quattro ore spese bene.

Però un limite ci dev'essere.
Perché questo film non ce ne azzecca una, neanche per sbaglio.


Questo è il cattivo del film.
Paura, Eh?

Inizi la visione e c'è una coppietta felice che attraversa l'America scherzando sulla scopata che si sono fatti la notte scorsa in una figata di motel.

No, aspettate un momento...
(Sfoglia le pagine del libro, legge un paio di righe)
Ma è una cazzata!

Qui c'è una coppia incazzata, che ambisce al divorzio.
Lei è un'idiota belloccia, lui un burino.
Chi cazzo sono quei due damerini che guidano un auto se non nuova, almeno in buone condizione, invece che un catorcio?
I rettiliani hanno invaso Hollywood durante le riprese?

- Vabbè sono dettagli Carta...



Ma non è finita qua.
La punta dell'iceberg, mio caro Titanico pubblico.

Una storia di 30 pagine, sì, fa parte della raccolta "A volte ritornano", non è manco un libro intero, di cui sono riusciti a sbagliare TUTTO!

Personaggi buttati dentro a caso, effetti speciali che vi faranno uscire la bile dagli occhi e incongruenze enormi, che dico epiche!

Se avete intenzione di vedere il film ( nonostante tutto ciò che ho detto finora ), o di leggere la storia ( che vale la pena di leggere perché, ripeto, la storia non è male, un buon film ce lo si poteva tirare fuori, con un po' d'impegno) non leggete quanto segue, sono la trama ed il finale.

Anche se dovrei dire i finali.
Libro e film, due cose diverse.

In sintesi, la trama si basa su di una divinità che vive nel grano e assoggetta le menti dei giovani, i quali le fanno sacrificio di chiunque abbia più di 18 anni, crocifiggendolo in mezzo ad un gigantesco campo.



Libro: i due arrivano investono un "ultradiciottenne", che stava scappando dal suo funesto destino.
Già in crisi di nervi, cadono nel panico, si riprendono, mettono il cadavere nel baule, cercano una città e una stazione di polizia dove denunciare il fattaccio.
Arrivano a Gatlin, la cittadina maledetta del caso, lei viene rapita, lui tenta di salvarla, fallisce miseramente, muore anche lui divorato dalla creatura.

Chiara, semplice, inevitabile come tutte le trame di King.
Perfino "realistica".
Ed ora capirete perché.



Film: Una coppietta felice tira sotto un ragazzino.
No, non preoccupatevi, era già morto sgozzato ( anche se noi lo abbiamo appena visto correre in mezzo alla strada, girarsi e sillabare "Oh cazzo").
Mettono in baule il tizio, vanno in città, trovano cose strane, crocifissi di grano, fonti battesimali pieni di sangue.
Si spaventano, vengono assaliti da una marmaglia incazzata ed armata d forconi e machete, vengono aiutati a fuggire da un ragazzino ed una bambina, che si scopriranno essere i fratelli del morto sgozzato\investito.
Da dove cazzo sbuchino, dio lo sa.
Casini vari, lei è catturata, lui organizza un piano per salvarla: far saltare il dio ( che, nel film, è una versione malriuscita dei vermoni di Tremors) con la dinamite.
E indovinate un po'? Funziona.


Che culo!

Happy ending, con i due che decidono di adottare i due trovatelli e si avviano in macchina verso il tramonto.
Da notare come il regista si dimentichi di un piccolo particolare: loro hanno ancora un cadavere nel bagagliaio!
E non è fatto a posta, se ne sono proprio dimenticati!

Io sono basito.
E hanno fatto anche due sequel.
Guardateveli voi, io non ne ho la forza.


lunedì 17 ottobre 2011

De Spheniscidarum, ovvero "Di tutto ciò che non so"

Non si può affogare così.
Aspettare, aspettare, aspettare, aspettare, aspettare, aspettare, ma assolutamente non agire.
Ora basta.Devo assemblare un computer, ma non so neanche da dove cominciare.
Ma questo non mi fermerà più.
La pausa sigaretta salta, ma non me ne importa.
Anche se scrivere con il contagocce non mi piace, già perdo il filo normalmente, figuriamoci se scrivo a più riprese.
E poi vendono le ciambelle a 80 centesimi...
No! No! No!
Carta concentrati!
Ma le ciambelle, ciambelle, ciambelle, ciambelle, ciambelle, ciambelle, ehi guarda quella che davanzale, ciambelle, oh le è caduta la penna, ciambelle, ciambelle, la raccoglie, mi pare ovvio, taci tu, osserva le sue grazie, ciambelle, se ne va, non male anche dietro, ciambelle, si sembravano due ciambelle, morbide, profumate, ripiene, ciambelle.




STOP!
Anf! Pant! Altre onomatopee che simboleggino una stanchezza psico-fisica! Sgrunt!


Forse avrei dovuto seguirla, invece che rimanere qui a scrivere...
Magari mi offriva una ciambella!

Si parlava di affogare?
Ah no, giusto, di pinguini.
Ebbene, io di pinguini non so un cazzo.
E di molte altre cose, ma di pinguini proprio non so nulla, neppure se alloggiano in igloo subaffittati agli eschimesi, o se invece vivano al Polo Sud leggendo Lovecraft.
Vuoto totale.

Quando ero infante (qualcuno potrebbe dirvi che lo sono tutt'ora, come dargli torto) una zia che non avevo mai visto, ma che mi dissero giungere da quel luogo (tutt'ora) sconosciuto dal nome di "provincia di Torino", mi porto una dozzina di libri di Pingu.
Undici da colorare, uno da leggere.
Non lo avesse mai fatto!
Passai l'estate successiva disperandomi alla ricerca di informazioni riguardanti il colorito del manto di foche, trichechi, orsi polari e, inevitabilmente, pinguini.




I mass media non mi aiutavano.
In particolare, ho sempre avuto un pessimo rapporto con la televisione: a tre anni tentai di usarla come appiglio per la mia scalata del mio personale Everest, la mensola; in risposta, lei decise di franarmi addosso.
Ben presto scoprì che, oltre che del verso del coccodrillo, ai giornali non fregava niente neppure del colore degli animali del Circolo Polare, Artico o Antartico qualsivoglia.
Nello sconforto più totale, stavo per arrendermi, quando a scuola decisero che era tempo che noi imparassimo a leggere.
Così presi il libro di Pingu e lo sfoglia, decifrai pian piano i caratteri, ricomposi parole, frasi, periodi, fino ad ottenere parte delle informazioni che cercavo.
E poi lo rilessi, per capirne la storia.
E ancora, per dargli un senso.
Ed alla fine non mi fermai più, ancora oggi passo da un libro ad un altro, per interesse, per sfizio, scegliendo libri a naso, letteralmente, cercando ancora quel buon profumo di carta stampata che avevano "Le avventure di Pingu".

E da lì, il pinguino trasmutò.
Divenne per me simbolo e incarnazione dell'incompletezza, con quel suo zampettare da ubriaco e la sua incapacità nel volo.


Con qualche eccezione...

Ma l'incompletezza non è ignoranza.
L'ignoranza è l'assenza di desiderio di ragionare ( e quindi capire, realizzare, persino sognare).
Il fatto di esser cosciente di avere un vaso vuoto è ciò che mi spinge a riempirlo.
Di terra, gentilmente offerta da un sistema scolastico che tira un po' la cinghia, e di tanta, tanta, tantissima merda, che ho accuratamente cercato lungo tutto il sentiero della mia vita (e no, ciò non significa che sto scrivendo sotto gli effetti di funghetti, anche se, a dire il vero, non avevo mai notato quante dita abbiano le mie mani. E quante falangi!), nonostante il disgusto di certi o il pudore di altri, ignorando il coro di gran voci che mi diceva che mandavo tutto il lavoro fatto a puttane.
Sono fermo convinto che, se mai i semi della mia cultura germoglieranno, il merito dovrà essere diviso a metà.

Non sono così arrogante da dire che alla scuola non devo nulla.
Ho imparato molte cose, anche se davvero poche facevano parte del mio percorso didattico, almeno credo.
Ho appreso che tutti sbagliano, a nessuno piace essere corretti.
Che i vizi sono considerati tali in gran parte perché sono divertenti.
Che amicizia e amore esistono, sebbene siano stati lobotomizzati e resi più accessibili.
Che iniziare il rapporto con una donna con la frase: "Ti amo e vorrei dei figli da te" può portarlo ad una repentina fine o ad avere una lunga esistenza.
Che odiare un essere umano che dal lunedì al sabato si fa il mazzo per te, è stupido.
Che le fotocopie in aula computer sono gratis.
Che uscire da una classe con un sorriso stampato in faccia dopo aver preso un quattro è possibile, se nelle note a piè pagina trovi scritto "Credo tu sia uscito dalla traccia, ma non ne sono sicura".
Che perdo troppe volte il filo del discorso.
Che mi piace scrivere così.

"Ombrosa non c'è più. Guardando il cielo sgombro, mi domando se sia mai esistita. Quel frastaglio di rami e foglie, biforcazioni, lobi, spumii, minuto e senza fine, e il cielo solo a sprazzi regolari e ritagli, forse c'era solo perché ci passasse mio fratello col suo leggero passo di codibugnolo, era un ricamo fatto sul nulla che assomiglia a questo filo d'inchiostro, come l'ho lasciato correre per pagine, zeppo di cancellature, di rimandi, di sgorbi nervosi, di macchie, di lacune, che a momenti si sgrana in grossi acini chiari, a momenti si infittisce in segni minuscoli come semi puntiformi, ora si ritorce su se stesso, ora si biforca, ora collega grumi di frasi con contorni di foglie o di nuvole, e poi s'intoppa, e poi ripiglia ad attorcigliarsi e corre e corre e si sdipana e avvolge un ultimo grappolo insensato di parole idee sogni ed è finito"

Italo Calvino, Il barone rampante

sabato 17 settembre 2011

Assenteismo

Ho fatto un viaggio spirituale.
Dalla campagna a casa mia.
Fermandomi al bar, lo ammetto.

Ho assunto droghe: le solite ( alcool, fumo, qualcosa di simile), nuove ( marshmallow a forma di puffo, danno dipendenza), vecchie che avevo deciso di abbandonare ( arroganza, odio immotivato, saccenteria e altre cose che fanno di me un povero stronzo).

Ho letto un libro.
Ghiaccio 9, di Kurt Vonnegut.

Ora mi sento, dopo anni, vicino alla religione.
Ho avuto il mio vin-dit.
Forse sono un bokononista.
Ma Bokonon direbbe: " Chi non lo è?"

-Cosa hai fatto quest'estate?
-Ho respirato, ad intervalli regolari.
Venti, trenta volte al minuto; anche quaranta, talvolta, ma non voglio darmi delle arie...

Mi sono posto delle domande, niente di eclatante.
Non è che mi interessi molto chi sono, probabilmente non mi piacerei.
Ho ricevuto risposte, le più stupide da me stesso e dal magico essere che vive nel fondo dei bicchieri.

Alcuni quesiti li ho lasciati per voi:

1) Perché i cartoni animati per bambini fanno così schifo? Che fine ha fatto Pingu?
2) Perché non riesco a sconfiggere Luca Blight in Suikoden II?
3) Perché quando faccio un elenco di domande non ricordo cosa dovevo scrivere e, quindi, mi ritrovo a dover riempire gli spazi con le prime due cazzate che mi passano per la testa?

E, per finire, due grandi rivelazioni:

1) Ho scoperto che gli indici dei miei piedi ( hanno un nome particolare? ) sono più corti dei miei alluci.
2) La birra vecchia non fa buon brodo, provoca una violenta diarrea.



martedì 23 agosto 2011

"Confessioni" di Luttazzi ( un'omonimo)

Perché Rousseau mi fa una sega.
E se non l'hai capita, non disperare, che tra un po' rincomincia Colorado.



Caro lettore,
scusa per l'arroganza e il difetto di forma ad'inizio lettera, ma certe cose non te le puoi tenere dentro.
Capita a tutti di copiare, l'ispirazione è solo un collage di ricordi, tutto ciò che c'era da dire è stato detto, di tutto ciò su cui c'era da ridere ne è stato riso, la reinterpretazione ( parola che avrebbe fatto incazzare il buon vecchio Carlin) della comicità passata e altre stronzate varie.
Si potrebbe tirare in ballo la storia del cinema, costellata di "copia-incolla", o fare sofismi sul fatto che anche una parte della letteratura classica, la Letteratura Romana, è basata su "eredità" precedenti, non innovazioni.
Che, in fondo, gli "Annales" esistevano già, anche se con fini differenti.
Ma è, appunto, un'argomento fallace.
Qualunque classicista della menga potrebbe dirmi:
" Satiro, proprio tu dimentichi che tua madre nacque in Roma?"
Io non dimentico nulla.
Per questo non sono qui a giustificarmi.
A questa mia postilla ho dato nome di "confessioni", ma non sono in ricerca di assoluzione.
Di fatto, come Dostoevskij nei suoi "Racconti dal Sottosuolo", non mi aspetto che questi scritti siano letti.
Tutt'altro, la mia intenzione è di bruciarli, buttare sale sulle loro ceneri, bere qualcosa di forte ed usare il metodo Stanislavskij per recitare un'opera unica su Kurt Cobain.
Potrei chiedervi scusa, vi dico vaffanculo.
Dovrei tentare di salvarmi la faccia, ma preferisco aprirvici un nuovo orifizio.
E sono sicuro che sarebbero molti ad accettare le mie balle, solo per non vedere infranta la loro immagine di me.
Un tizio, tale "La Carta", mi scrive:
"Sinceramente non me ne frega un cazzo di te, però almeno copiavi da gente brava, non come quei  "comici" stile Mediaset, tutto rutti, scoregge, tormentoni, culi e tette"
Trovo molto bello essere apprezzati, grazie.
Ma, forse, anche tu non sei tanto meglio di quelli che critichi, fai un'esame di coscienza.
Rutti e scorregge ti fanno ridere, lo fanno anche a me.
Culi e tette, beh, aver Youporn nei siti preferiti, è già esplicativo di per se.
(Cazzo devo trovarmi una ragazza, NdR)
Per i tormentoni, forse non lo hai notato, ma io lo sono diventato.
E scusate la rima, ma dava un tocco di musicalità.
Scommetto che ora vi si è inculcata in testa, domani andrete in giro canticchiando questo mio piccolo Haiku.
Ora tu che mi difendi, ora Tizio che mi accusa, ora Caio che mi biasima, ora Breivik mi prende d'esempio.
Ma questa è un'altra storia.

 
Ed ora il punto, finalmente, il mio testamento per il futuro.
Smettetela di parlare di me.
Dimenticatemi.
Gettate nell'oblio tutto ciò che ricorda il mio nome.
Vi prego, si avete sentito bene, sono in ginocchio e non chiedo manco un posto al governo in cambio.
Solo non usatemi per alimentare la vostra guerra.
Perché è di questo che si tratta.
"Chi dice che l'Italia è il più grande Paese del mondo" VS "Chi dice che l'Italia fa schifo, insieme a tutto ciò che produce".
Forse avrei dovuto usare un acronimo.
"Colorado", "Zelig", "Striscia la notizia" mi fanno cagare il cazzo.
Voi sarete delusi da me, da cosa ho fatto, e direte che la comicità in Italia è morta.
Posso vedere le vostre labbra che si fermano di colpo, voi che sbiancate e pensate: "Cazzo, m'ha beccato".


Cazzo, anch'io sono stanco di avere nemici.
Ma, cristo di un dio, se volete vedere Hicks,
guardate Hicks, non me.

Infine, vorrei citare un'altra volta La Carta, di cui ho trovato un commento intelligente ( raro, non sapete quanto) , in un post molto più intelligente, che parlava di una cosa simile a ciò che ho tentato di argomentare ( anche se ammetto di essere stato un po' confusionario; ma sapete com'è, con Hemingway che ti aspetta dall'altra parte, ti viene un complesso di inferiorità).
La musica ,come la comicità, italiana non è morta, ma invece di cercarla, preferite combattere le vostre stupide battaglie.




Questo file è stato ritrovato scritto su di un I-pad ( antica "tavolozza d'argilla", NdR ) due settimane fa, in un sito archeologico in zona Rimini (Italia), antica città, famosa nel XXI° secolo per le sue acque verdi e per gli assorbenti galleggianti.
Si trovava affianco ad un cadavere mummificato, che si suppone appartenga al narratore, tale Daniele Luttazzi, comico finito nello scandalo a seguito di accuse di plagio.
Il cadavere è stato ritrovato con una pistola nella mano destra.
Aveva il dito medio della mano sinistra alzato.
E rideva.

lunedì 15 agosto 2011

Saper fare, Essere, un'altra volta

Oggi si parla di semantica, quindi puoi anche avvicinare un cuscino comodo su cui posare la testa e pian piano appisolarti, mio caro lettore.
O lettrice.
Se questa roba arrivasse, in qualche modo a me sconosciuto, agli alieni (?) o a qualche entità superiore (???), vale il consiglio anche per voi.
Non preoccupatevi, il resto dell'umanità è messa meglio.
Ma neanche troppo.



Entrambi sono risultati della ricerca
della parola idiota in Google Immagini,
ma indovinate per quale dei due nutro una profonda
e sincera ammirazione?
Al vincitore, in premio una bambola gonfiabile maggiorenne!


Sì, forse è ora di arrivare al punto.
Sono passati meno di otto mesi dalla prima volta che ho preso in mano per la prima volta una chitarra.
Qualcosa ho imparato, non solo riguardante lo strumento: i significati di "Saper fare" e di "Essere".
Nicola, che a differenza mia suona da quando è nato, mi chiese se suonavo la chitarra o se ero un musicista.
Voi non sapete chi sia Nicola?
Non ve ne importa?
Beh, è questo il punto.
Quindi fatemi finire, gli insulti a dopo.
Sono graditi anche quelli.
Non capii quello che intendeva e la cosa mi fece anche un po' innervosire.
Non mi piace essere messo in scacco, ma apprezzo chi riesce a mettermici.
Passano otto mesi e ancora la domanda resta senza risposta, un po' perché non ci si vede spesso, un po' perché la risposta è molto complessa.

Saper fare
Molto semplicemente, è ciò che sembra.
Niente voli d'Icaro filosofici, pura mimesi.
Non è un dispregio, o un difetto, anzi.
Complimenti a chi sa fare (bene), una qualsiasi cosa.
Invidio chi sa fare questo o quello, dal profondo.
Io so suonare (bene) "Lonely Day" dei "System Of A Down".


= = Intervallo pubblicitario = =


Delusione...

Essere
- Ma se so scrivere, quando scrivo, "Scrivo".
( ride tra i baffi che non ha, ma che lentamente crescono, dopo l'inizio della sua crociata contro la Gillette)
-No, per niente.

"Se fosse conoscibile, non sarebbe comunicabile."

Ecco adesso sono fregato.
Tentare sarebbe vano, forse dannoso.
Ma dato che la frase precedente mi sembra tanto un paraculo ( non quella di Gorgia, la mia), voglio salvare capra ( me stesso) e cavoli ( il seguente paragrafo, il senso generale, l'economia italiana e Maggie Gyllenhaal  nel secondo film di Batman diretto da Christopher Nolan).
Essere un qualcosa non richiede un certo livello di abilità o un determinato livello d'apprezzamento.
Forse è una dote innata, come piegare la lingua, o forse la si ottiene col tempo.
Che sia meglio di saper fare?
Per gli altri no, forse è persino peggio.
Per se stessi, forse è, appunto, come il piegar la lingua.
Ti distingue dagli altri, ma non vai in giro a vantartene, non serve, non ne vale la pena, non è nel tuo carattere, non è educato, non è appropriato ( cosa peggiore dell'educazione; o meglio, del "far per educazione"),  non è giusto nei confronti di chi non è ( e spero che Gorgia non se la prenda per così poco).
Forse è anche un pelo razzista.
Però, per quanto tu reprima le tue sensazioni, in un angolino del vostro cuore, della vostra anima, della vostra mente o di quant'altro riteniate sia il luogo del vostro pensiero, ma, soprattutto, del vostro ego, sorriderete.
Sorriderete, come se la soluzione di un problema che attanaglia tutti, per voi fosse a portata di mano.
Orgoglio, mi dicono dalla regia, e io non ci vedo niente di male.
Quando è giustificato.
Io suono "Is there anybody out there?" dei "Pink Floyd".
E non vorrei fare altro.

La risposta
Ebbene, sveliamo l'arcano
(...)
-Dimmelo tu .
(...)
Tutto qui?
Sì, forse non ve l'ho detto ( non l'ho fatto, potete riguardare il testo se non ci credete, ma voglio vedere quanti arriveranno qui con la soglia d'attenzione che avevano quando hanno deciso di leggere un tizio che crede di saper qualcosa, la stessa di cui mille ed altri mille tizi hanno già parlato, a volte peggio, molte volte meglio), ma probabilmente la questione del "Saper fare" e de "L'Essere", funziona un po' come la voce.
Non puoi giudicarla da te, perché la senti distorta dalle ossa del cranio.
Forse neanche tutti riescono a percepirla, questa distinzione.
Non per meriti o per altro.
Lungi da me strappare il ruolo di critico letterario, ma non posso fare a meno di pensare che Kisciotte è uno scrittore.
E pure bravo.
Ciò non vuol dire che io sappia chi altri lo è, solo che nel suo caso l'ho saputo.
Punto e basta.
Forse questa "epifania" è come l'Amore secondo Hemingway, capita una volta, due, al massimo tre ( o cazzo, sono fottuto) nell'arco della vita di una persona.
Poi basta.
E se avete reclami, i commenti sono lì apposta, senza moderazione o Captcha.
Se mi sbagliassi, non potrei che esserne felice.
E se sono stato banale mi scuso, ma da qualche parte devo aver scritto che ne hanno già parlato, a lungo.
Niente di nuovo sul fronte Occidentale, insomma.

venerdì 12 agosto 2011

Una vetrata di ottimismo

Delle volte ti ritrovi a contemplare un'opera da vicino, molto vicino, estremamente vicino.
Sì, insomma, sei inciampato quattro secondi fa in un filo a terra, hai barcollato tentando invano di salvarti dall'inevitabile, solo per poi ritrovarti a venti centimetri da un disco originale di Coltrane.
In un attimo ne contempli la copertina, guardi le incisioni sul trentatré giri,  leggi il titolo:"Bye Bye Blackbird".
In un'infinitesimale frazione di secondo, i tuoi neuroni provano ad associare quelle parole che hanno appena raggiunto la memoria a breve termine, a qualcosa di archiviato in quella a lungo termine.
Casualmente ti balza alla mente "Blackbird" dei Beatles e quella volta che l'hai suonata ad una ragazza al chiaro di luna, lei che dice di smetterla di suonare roba vecchia e ti chiede "La canzone del sole", tu che, tra il deluso e l'incazzato, le fai presente che le due canzoni sono uscite a tre anni di distanza ('68 - '71) e che non sei un cazzo di juke-box.
Che poi manco sai farla quella fottuta canzone.
E poi le tue labbra iniziano a formare la parola "fanculo", un po' per il ricordo, un po' per il fatto che stai per occupare lo stesso spazio fisico di una vetrata anti-proiettile con la faccia..
Il mondo, che per un po' ti era parso rallentato, come se gli ingranaggi del tempo fossero inceppati, riprendere a scorrere con la sua solita indole.
Tu ti schianti e rimbalzi all'indietro, cadendo con una posa simile a quella del protagonista di Assasin's Creed.
Solo che invece di un covone di fieno,  morbido, caldo, e con quell'odore fragrante che inevitabilmente ti fa pensare allo sterco di cavallo, ad aspettarti, trovi il freddo cemento.
Ti rialzi, intontito ma illeso, ti guardi intorno e non c'è nessuno.
Ti chiedi se stai vivendo un'esperienza pre-morte, oppure se, dalle sette di sera, in una mostra nascosta meglio dell'armadio che porta a Narnia, solo tu potevi capitarci.


Rasoio di Occam, scelgo te!

Esci fuori e trovi il vecchio amico che ti aveva consigliato di andarci, più che altro per scroccarti una sigaretta e un paio di di birre appena finisce il turno di sorveglianza della sopracitata esposizione.



- Allora Carta, piaciuta la mostra?
- Sì, mi rimarrà a lungo impressa in testa.


- Birra?
- Birra.



-...
-...



- Come mai così poca gente?
- Hai già dato la tua spiegazione qualche riga fa, ma se vuoi una seconda opinione...
- Il tuo commento mi pare pleonastico...
- E tu sei uno pseudo-intellettuale. Comunque: la mostra dovrebbe essere chiusa da una settimana, ma dato che questi stage scolastici devono durarne almeno tre, una tizia si è ritirata all'ultimo, al municipio svolgo un lavoro della rilevanza di una manovra finanziaria, il caldo, le cavallette, la maledizione di Tutankhamon, che al mercato mio padre comprò.
Insomma, è andato un po' tutto a puttane.
- E la tizia "Culo-A-Mongolfiera"?
- Lì!
( Indica un murale, rappresentante una mongolfiera rovesciata ed antropomorfa, dalle sembianze vagamente femminili ).
- ...
- Che c'è, Carta?
- Pensavo che la tua fosse una metafora...


Dedicato a Orsa Bipolare:
il mio cane, che mi guarda con disprezzo,
dopo aver letto questo post.
E per il fatto che l'ho chiamata Lira.

lunedì 1 agosto 2011

Comunicazione interna

Lo so, prima regola: non scrivere troppe robe di seguito, si ottiene pessimi risultati e intasamento.
Dell'intasamento non è che me ne freghi più che tanto, però mi piace scrivere almeno al limite della decenza.
Però questo link valeva la pena.

IL DEMOCRITICO: GUESTBOOK

In pratica potete scrivere tutto quello che volete.
Un post fatto di post.
Geniale.


Questo è per colui che ha cercato:
"cara succhiami la figa racconti",
finendo per sua sfortuna qui.
Un'immagine vale più di mille parole...

giovedì 28 luglio 2011

Space Invaders !11!!!!eleven!!!undici!! ( part two )

- La telecamera inquadra i piedi del protagonista che corre, respiro ansimante in sottofondo.
- La telecamera sale, inquadra il volto, zoom sul profilo, zoom sull'occhio destro.
_ Voce narrante ( protagonista) _ :
" Ti addestrano a fare tutto e a farlo bene. Ti rendono indifferente a situazioni che farebbero impazzire qualsiasi altro Hijo de la gran puta, ti rendono inumano. O almeno ci provano.
E poi, un giorno, scopri che tutto non è servito a un cazzo."
- La telecamera fa un primo piano del volto, il protagonista ora parla direttamente verso gli spettatori.
"Sono arrivati e loro, beh loro, si insomma, sapete com'è, cioè... sì, ehm, è... è terribile... cioè loro si muovono lateralmente, in file regolari... e, sì beh, noi si voleva farli fuori come Cristo comanda ( vedi fine articolo, N.d.R.), alla vecchia maniera, in tre dimensioni, ma poi, sapete com'è, il budget governativo, i piloti soffrivano di una, ehm, ( corruga la fronte, il tono diventa quello di un reporter che legge una notizia scritta con i piedi sul gobbo) forma di allergia alle altitudini elevate ( non semplici vertigini, N.d.R.)... e così, anche con spirito sportivo, sì sì, che qui in America siamo fighi, battiamo il nemico sul suo campo, con le sue stesse armi, cazzo sì, noi si è optato per il 2D!!!"
_ Inno degli Stati Uniti in sottofondo _
- La telecamera stacca sulla bandiera U.S.A e compare in evanescenza il titolo del film:

SPACE INVADERS


E questo è solo il trailer...

Il solito protagonista.
Avvolto da un'alone di mistero, tutto complessato, che viene a dirti che lui non ci doveva finire in questa fottuta guerra ( anche se si è arruolato volontario nei primi minuti del film, perché è così che fanno i Very Truth Fucking Americans, cazzo).
E questo titolo nobiliare non ha nessun senso, cazzo!
Per questo è Very Truth Fucking American!


Not So Very Truth Fucking American,
ma ci lavoreremo su!


Ovviamente ci va la figa di turno.
Sarà una castana, figa, con dei bei occhioni, figa, di bella presenza, figa, figa, con grandi capacità recitative ( si gira, soffoca a stento una risata), figa, si scoprirà  ad amare il protagonista, figa, figa, figa, avrà una scena ambigua con un alieno, il quale si suiciderà scoprendo di non poterla sodomizzare, in quanto può muoversi solo verso destra\sinistra, ma non avanti e indietro.
Ho detto che sarà figa?


La prescelta secondo i potenti mezzi di 
di Google Immagini.


Il compagno sfigato, ma simpatico, ma anche no.
Immancabile la morte, ma questa volta sarà nei primi cinque minuti.
Nel  campo d'addestramento.
Per un colpo a di fucile Super Liquidator ( era allergico all'acqua, sì veramente).


Quinta scena, tempo di morire. 
Segnatevelo da qualche parte.
Preparate i pop-corn.


Il generale cazzone, come potrebbe mancare?
Guiderà l'assalto e, in un momento dall'aura tragica, tipo "ora-è-tutto-finito-non-c'è-più-niente-da-fare-a-meno-che-ovviamente-non-succeda-qualcosa-di-estremamente-fortuito-che-consenta-al-nostro-eroe-di-salvare-situazione", griderà. "La navicella madre, cazzo! Vale 5000 punti, brutti stronzi senza padre!!!"
Ah, è lui che ammazza il compagno sfigato.


"Chi cazzo ha parlato? Nessuno, eh?
Sarà stato qualche alieno del cazzo che si muove in orizzontale
 come se avesse appena fatto sesso a tre con vostra madre e un palo della luce su per il culo!"


Gesù.
Forse non amerà più il suo prossimo, ma se la cava con il fucile.
Diventa il capo della resistenza, è l'unico a voler combattere in tre dimensioni, ma per colpa di quello che aveva detto a proposito dell'uguaglianza tra gli uomini, viene scavalcato.
Ci si pente sempre di quello che si dice da ubriachi, Cristo!



Gli alieni.
Se non altro, avranno tattiche migliori di quelli di World Invasion.

giovedì 14 luglio 2011

Cose a caso

The Middle


Avete presente la serie Malcolm?
Bene, togliete il carisma dei personaggi, le situazioni surreali ( un sedicenne che finisce arruolato in Afghanistan, un ragazzino che si scopre essere un genio della musica dopo aver preparato un organo con materiali trovati in casa, un uomo che cerca di costruire, e ci riesce, un robot che spara api killer e lo chiama "Lois 2") e degradate la comicità ad un livello così infimo che la visione del funerale dei vostri genitori, del vostro cane e della vostra nonna, si quella che vi fa sempre i biscotti e vi da cinque euro per il gelato ( birra), sarà uno spasso.
Con situazioni tipo figlia sfigata e incapace  che però riesce per una volta in qualcosa ( corsa campestre, finendo investita da un cerbiatto, ma non illudetevi sebbene la componente surreale della cosa potrebbe offrire spunto per qualcosa di buono, riescono a sprecare il tutto banalmente), un figlio disturbato che è la brutta copia di Dewie e due cazzo di puntate su di un fottuto prete con una fottuta chitarra che canta boiate su Gesù.
Insomma fa davvero cagare il cazzo.


Questi vi faranno ridere...


... questi vi faranno venir voglia di non essere mai nati.

I Captcha

Perché devo stare venti minuti ad interpretare una lettera confusa, sfumata, deformata al punto di sembrare un numero per postare un commento che, in fin dei conti, è una minchiata?
Diamine, perché questo odio per i commenti spam?
Dai, che in fondo a tutti fa piacere ricevere la richiesta di matrimonio di una donna siriana o di allungamento del pene...



Lo spam è pace - Il Captcha è schiavitù - L'allungamento del pene è forza

L'insonnia

Davvero una brutta bestia.

I ninja

Ho appena visto Kill Bill Vol.1.
E ho detto tutto.


lunedì 13 giugno 2011

Hic sunt dracones ( o almeno, così m'han detto )

Davvero, delle volte mi chiedo
come sono arrivato a qui.
Non è che me ne rammarichi, 
ma neanche ne sono felice.
Ed è questo il punto.
Apatia. Noia. Abitudine.
Il legame è andato
e già il ricordo s'offusca.
La terra trema e si frantuma,
ma il mio unico impulso è di rimanere a guardare,
sgranocchiando pop-corn e godendomi lo spettacolo,
fino al calar del sipario.

Ok, ciò non c'entra un cazzo con tutto quello che avevo in mente di scrivere, ma era un pezzo che avevo in mente questa cosa, senza però riuscire a metterla a fuoco.
O volerla, tant'è che finché ci si illude, tutto va bene, i problemi non si presentano o, se lo fanno, diventano di poco conto. In fondo devo pensare alla scuola, al lavoro, ai soldi per la chitarra elettrica (che, conoscendomi, non metterò mai insieme), a tutti quei piccoli problemi che mi illudono di non averne di grandi.
L'idea era di scrivere qualcosa di divertente, dopo l'ultimo ( lontano) post, mettere qualche foto di figa, tanto per.

È che fuori ci sono i fuochi d'artificio, mi mettono tristezza.
Potrei anche provarci, a buttare giù qualcosa: potrei parlare di come Al Quaeda minacci il Papa e Berlusconi, dimostrando una volta per tutte che è con il consenso pubblico che si vince la guerra ( se non altro avranno il mio voto alle primarie, anche se temo che, con tutta la democrazia esportata dagli americani in questi anni, abbiano già imparato a fare false promesse); oppure del fatto che mi si è appena rotta la sedia sotto il culo ( non scherzo) e sono stato abbattuto dalla gravità in un modo del tutto simile a quello di Wile.E Coyote ( pace all'anima sua).
Ma sarebbe un futile tentativo di trasformare un sacchetto di polvere e una miccia in qualcosa di bello.
Patetico.
Dedico questo post a:


Wile.E Coyote, a cui devo tutte le mie nozioni di fisica.


Il bullone che ha tentato di uccidermi, con il benestare della gravità.


E infine a Jayden Jaymes, che ha scacciato i pensieri
suicidi dalla mia testa bacata ( ora potete darmi pure del segaiolo ).

That's all folks!
( for now, for your disgrace )

sabato 30 aprile 2011

Nel mezzo di cammin di nostra vita, mi ritrovai in una sala oscura, dove la macchina del pop-corn era smarrita

Ho sempre amato i film. Dal più pessimo al colossal che sbanca il botteghino a colpi di fan boy, tutti ci insegnano qualcosa:  tette grosse = protagonista femminile.
Ciò che non sopporto più sono i cinema; ma porco cazzo, veramente, io non trovo un buon motivo per andarci.
Anni fa ci portavo le ragazze, con l'unico risultato che per sentirmi dire: " Scusa, ho già un altro\ non sei il mio tipo\ restiamo amici\ allontanati o ti cieco con lo spray al peperoncino..." , mi toccava pure spendere dieci euro.
Decisamente un pessimo investimento.
Un'altra cosa sono le persone: troppe, rumorose e troppe. Non me ne fotte se il tuo biglietto dice. "fila B numero 7", il mio è un biglietto dell'ippodromo ma non vengo mica a romperti il cazzo.
Il pop-corn ha tenuto in vita questo rito di migrazione morente per un po'; ma non aveva fatto i conti con qualcosa: il testamento biologico del cinema, a.k.a. una nuova gestione.
E io di sopportarmi quella merda di "World Invasion" senza quel corroborante profumo di fritto, senza quel gusto salato, che, quando il film è pessimo, mi rassicura ricordandomi che l'infarto non è lontano...
Davvero non ce la faccio.
World Invasion:
Siamo alieni stracazzutissimi, con tanto di navicelle giganti e bombardamenti che Hiroshima succhia, 
ma abbiamo deciso di avere punti deboli stupidi ed evidenti per rendere l'invasione meno impari



La risposta alla domanda:
-Cosa cazzo ci faceva la Bellucci ne "L'ultima alba"?-