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sabato 4 febbraio 2012

Pinguini a Roma

- Vacca boia, fa freddo...
- Io non sento niente, ti dirò.
- Ma tu sei tu, lo sai. Come va con l'influenza, piuttosto?
- La febbre m'è passata, mi rimane un po' di mal di testa che combatto a Moment e un po' di raffreddore...
- E quello con cosa lo debelli?
- Lo sopporto e basta, più che...
- Aspetta, ma che significa il titolo del post?
- Mah, qualcuno ha trovato questo blog cercando quella frase su google, e boh, mi è piaciuta e basta.
- Vai sempre a cazzo di cane, eh?
- Già. L'idea iniziale era di scrivere un post tutto in seconda persona singolare, ma il tono accusatorio era inutile: non avevo nulla da accusare...
- Neanche a Schettino?
- Nah, forse di aver dato vita ad un altro tormentone.
- Schettino, trovi un tema di cui scrivere, cazzo!
- Ecco, appunto.
- Hai letto in giro gli altri blogger da quando sei tornato? Ti sei "rimesso in pari"?
- Che resti tra me e te, no. Vuoi la febbre, vuoi che sto finendo un libro, ho letto solo un paio di post, due o tre li ho "sfogliati"
- Di che libro parlavi?
- "La memoria del mondo" di Calvino.
- Ancora Calvino? Ti sei fissato?
- Anche fosse? Comunque il prossimo sarà di un altro, mi sto ordinando "L'isola dei pinguini" di Anatole France.
- Ne so quanto prima...
- Anch'io, me l'hanno consigliato.
- Che facciamo, iniziamo?
- Anche se assomiglia un po' a quello che a scritto Democritico?
- Oddio, ci sono un assassino e la neve, per il resto non è che ci sia altro.
- Ma sì dai, mi è venuta in mente una cosa.


Pinguini a Roma

Una volta facevo un lavoro schifoso e mi lamentavo.
Lavavo i cessi dalla vostra merda in stazione, mi pigliavo le occhiate di disgusto dai bombetta, qualche volta anche qualche calcio da certi nazi ritardatari.
Avevo una moglie orrenda e idrofoba: non scherzo, tentò di staccarmi il naso a morsi una volta.
Mai avuto figli, sono sterile, grazie a Dio.
Un giorno ho abbandonato la stronza; mentre lei continuava a sbraitava contro di muovere il culo e portare il pane a casa, io ho portato il pane al bordello.
Mi son preso la sifilide.
Dopo l'ospedale, il mio pane era finito.
Nelle tasche delle infermiere, presumo.
Mi sono rintanato in un bar, il bar-man mi ha chiesto cosa volevo, io ho detto un bar-sandwich e una bar-birra, lui mi ha chiesto i bar-soldi, io ho mostrato il bar-medio, lui la bar-porta.
Così sono tornato dalla stronza, l'ho cacciata e rispedita dal padre, il fottuto magnate mani-pulite, ho venduto tutto: casa, vestiti, averi, cane, tizio che stava nell'armadio.
Me ne sono tornato al bar e ho preso il mio cazzo di bar-sandwich.
Sapeva di cartone e libertà.
Mi sono guardato attorno, ho individuato il mio nuovo datore di lavoro.
Sudava freddo, stringeva la foto di una donna ( molto bella, mora, seno morbido, labbra da mordere), piangeva e la stringeva ancora.
Lui, un tappetto, semi-calvo e semi-alcolizzato, puzzava come una distilleria.
Era l'uomo giusto, aveva il mio stesso odore.

- Io posso aiutarti, amico 
( Intanto indico il bar-man e gli dico di portare una bar-birra per lui e un altro bar-sandwich per me, tanto schifo non faceva)
- ( Piangendo moccio da tutti i pori) Lei era l'unica, la prima, la migliore, la amo, se ne è andata, la dovevo fermare, la odio, mi ha tradito, mi ha abbandonato, l'ho fatta fuggire, mi ha fottuto, la ho fottuta, perché? Perché?
- Lo sai cosa vuoi?
- Sì, morte.

Fu così, il mio primo incarico.
Ora non perdetevi in sviolinamenti: non avevo bisogno dei suoi soldi ( pochi, per di più ne avevo abbastanza per chiudermi in una bettola per un paio di mesi ed inventarmi qualcos'altro, se avessi voluto), già di più dell'arma che mi diede ( ma avevo già in mente altri modi per procurarmela).
Ero abbastanza giovane ( 26 anni) erano gli anni '60, c'era il Boom, avrei potuto mangiare in mille altri modi, mille più abbondanti, mille più marci.
Ma solo in questo ero portato.

Chiudo gli occhi per un attimo, sono passati 25 anni.
Sì, non c'è un cazzo da ricordare, questa è la fine, l'unica parte importante.
Sono in un albergo di lusso, non più Roma, New York.
L'Empire State Building, sorseggio un Jack Daniel's, qualche stronzo me lo ha portato con ghiaccio.
Fuori nevica, davvero tanto.
Mi affaccio e tiro una boccata, mi si congelano i polmoni, che dolce sensazione.
Tiro dentro la testa, mi giro e la vedo, con la coda dell'occhio.
A piedi scalzi, cammina, saltella, piroetta sul cornicione del quarantesimo piano, innevato.
Non lascia impronte.
La vedo ormai da qualche mese, mi dicono che capita a quelli che fanno la mia professione.
Il suo volto, il suo volto, i suoi mille volti.
Mia moglie, la puttana di ieri sera, la ragazzina al bar due mesi fa, la moglie di quell'impiegato impotente di Brooklyn.
Marie, che mi portava sempre i pani mentre mi nascondevo nella sua cantina.
Le ho sparato quattro colpi, prima di prendere il transatlantico.

Il quarantesimo piano dell'Empire è uno scatafascio: le camere lerce, finestre rotte, ripostigli bloccati da assi di legno, residui vari di cantiere, lasciati qui ormai da più di cinquant'anni.
E, soprattutto, l'ascensore, l'ascensore in fondo al corridoio, rotto da prima che nascessi, forse persino vuoto da sempre, forse un residuo, un progetto scartato.

Mi manca Marie, mi manca la Francia, mi mancano il brivido della fuga e della gioventù, che presto s'è persa.
Le ho cercate dappertutto queste cose, per anni: tristemente mi sento di dire che non le troverò sul fondo di un bicchiere, in uno squallido localino del Bronx.
Mi avvicino alle porte e le forzo con un piede di porco.
Do le spalle al mio destino e mi chiedo se sono lì, sul fondo di questa tromba d'ascensore vuota, i pezzi perduti della mia anima.
Poi, senza esitazione, faccio un passo indietro e sono nel vuoto.


Tutti meritano un requiem, anche un assassino.

mercoledì 2 novembre 2011

Etichette

Non amo le persone fatte con gli stampi, anche se inevitabilmente pure io sono una di queste.
Perché abbiamo creato uno stampo per tutti e tutto.
Io sono il tizio che se ne sta in disparte, che non si interessa particolarmente di sport, strano e con un umorismo tutto suo.
Sono un tipo malinconico, uno di quelli che si mette a suonare per strada, uno senza peli sulla lingua.
Sono uno stronzo, un lupo affamato, un cane rabbioso, un cucciolo falso, una volpe poco scaltra, una talpa cieca.
Qualcuno mi da del pinguino.


Davvero assomiglierei a quell'umano?
Avrete notizie dai miei avvocati!

Sembro uno che sa molto, che non si vanta, un prete che cammina con il breviario in mano, un'idiota, un barbone alcolizzato.
Assomiglio a mio padre per carattere, a mia madre per le mani e per gli occhi, a mio zio per il resto del volto, a mio nonno per l'altezza ( per la mia famiglia un metro e settanta sono un evento raro), a mia nonna per la parlantina.
Tutte cose che mi sono state dette nel corso degli anni.
Quindi, sono un essere in funzione degli altri, di quello che pensano di me.
Eppure...
Com'è che non è così?
Non riesco ad arrendermi a questo, credo ancora di essere io a plasmarmi, in virtù del libero arbitrio.
Ma esiste davvero, il libero arbitrio?
Non sono condizionato da tutto ciò che ho fatto, vissuto, letto, parlato, studiato, mangiato, bevuto e respirato, quando compio un'azione?
Ho paura di questo.
E, ripensandoci rido di questo.
Sono arrivato a scrivere di ciò pensando: io odio chi etichetta gli esseri umani, le etichette vanno bene per i prodotti al supermercato, per sapere se sto per bere H2O o HCl.
Io stesso ho "scoperto" una di queste categorie: scrittori e non.

-Ehi Carta, mi puoi passare gli appunti di storia dell'arte?
-Quali appunti?
-Dai, non fare l'idiota, hai scritto tutta l'ora!
-Non stavo prendendo appunti...
-E che scrivevi allora?
-Ciò che mi passava per la testa...


La reazione.
Ok, tralasciate i troll.
Oppure guardatevi Troll 2 un Filmbrutto come pochi.

La voce si sparge, un paio di persone vengono a chiedermi:
-Cosa scrivi?
-Di tutto. Se voglio scrivere di un clown che si risveglia in un campo minato o di un bambino in triciclo ( e no, non era MaiMaturo, anche se...) che prende una multa, lo faccio.

-Perché scrivi?
-Bisogna che ci sia un perché per tutto?
-Sì
-Allora lascio a voi il compito di trovarlo.
Scusa Vonnegut se continuo a fregarti frasi, per giunta tutte da Ghiaccio Nove.

Uno è arrivato a domandarmi se:
-Non scriverai cose contro la società?

Per un momento mi sono chiesto se per caso ero caduto in buco dimensionale, che mi aveva trasportato in un libro di Orwell.
Mi capita di farmi queste domande quando la psicopolizia viene a farmi toc-toc.
Riconquistata la realtà, decisi di rispondere nel modo più cordiale possibile.
-Ma che cazzo di domanda è?
Giuro che ci ho provato.

Un vecchio amico, l'unico, tra parentesi, interessato a cosa scrivo e non al fatto che io scrivo, mi chiese:

-Ma dopo che tene fai? Le metti su un sito, non sto dicendo che ne valga la pena, beninteso, o le lasci ad ammuffire?
-Grazie, vedo che non sei migliorato nei complimenti da quella volta della vetrata.
-Non c'è di che, rompi meno il cazzo e rispondi...
-Credo che dovrei smettere di definirti come un amico. Stronzate a parte, le uso per accendere il fornello di casa.

Ed è vero, quindi non aspettatevi di vedere mai le storie di cui ho parlato sopra.
Anche perché sono incipit che mi sono inventato adesso.

Si parlava di libero arbitrio, no?
E in questo racconto, dov'è?
La fantasia e il fornello, forse sono le prove della sua esistenza.

Un breve haiku, per chi non ha voglia di leggersi tutta la pappardella, per chi crede nel essenza:

私はこれを書いています
おそらく彼らだけではありません

Io scrivendo ciò
forse non sono solo
sabbia nel vento.

(Grazie Google Traduttore)

domenica 30 ottobre 2011

Grano rosso sangue, ovvero come passare sotto una mietitrebbia i vostri coglioni

L'insonnia è una puttana che paghi con la materia cerebrale che ti cola dal naso.
Non ne ho trovata una definizione migliore, lo giuro.
E che ieri ne ho avuto di tempo.
Sì perché, se sei riuscito ad arrivare due volte nella stessa notte a sentire l'orologio che batte le tre, ti devi trovare qualcosa da fare.
E così mi sono guardato un film.
Forse sarebbe stato meglio spendere quel tempo masturbandomi con il video di Belen.

Apro la mia videoteca cibernetica e mi accorgo di non averla più una videoteca.

Plin Plon.
Ricordiamo alla gentile clientela che, inseguito all'esplosione del precedente computer, si sta utilizzando il computer della nonna, su cui non c'è un cazzo di niente.
La ringraziamo di esser stato così coglione.

Mi metto alla ricerca di qualcosa, non so cosa, ed incredibilmente la trovo!
La chiavetta che usavo alle medie, ci sarà su un qualche tipo di film, mi va bene anche una retrospettiva russa, purché abbia delle immagini in movimento, che mi indichino la via di Morfeo, così da potergli spaccare una sedia in faccia di persona, a quello stronzo.
E per un momento ci credo, sì un buon vecchio horror,vai che la portiamo a casa.



Idiota, è un film tratto da un libro di Stephen King.

NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!

Ho letto 23 libri del buon vecchio Steve.
Ho ancora da vedere un cazzo di film decente.
No, non vale "Il miglio verde", che viene tirato in ballo sempre in questi discorsi, per il seguente motivo: non si poteva rovinare quel libro neanche impegnandosi a fondo, non perché sia questa gran rappresentazione della perfezione, perché è un libro fatto per fare il film, manco fosse un manuale.
Per questo lo reputo persino peggiore di quel mattone di "Insomnia" il quale, per lo meno, non era scritto per gli altri.
E non venitemi a dire che lo "discrimino" solo perché non è un horror.
"La Zona Morta" non è un horror, ma è uno delle sue opere che reputo migliori.

Tornando a noi, ecco che parte "I figli del grano" ( non ho idea della ragione per cui in Italia cambino tutti i nomi di film e libri nelle traduzioni).


Ed ecco i miei coglioni che si schiantano al suolo.
Tonf, uno,.
Plaf, il secondo.


Dio quanto odio l'uomo che ha progettato ciò.

Ora, non voglio fare lo stronzetto che si lamenta del fatto che il film "non era come l libro".

È una cosa ovvia, ed è una cazzata. 
Ovvia, in quanto i registi che si fanno il mazzo per fare film, invece che buttare a cazzo quattro spunti di trama, una morale, personaggi di una stupidità immane, stereotipati ad un livello aberrante, tanto il pubblico va a vedere il film solo per il nome, si contano sulle dita d'un monco.


Sì, parlo di te Cameron, che se la pellicola che ho visto ieri era un pessimo B-movie,
il tuo "capolavoro" era un patchwork di minchiate pseudo-ecologiste.

Chiedete come si fa un film da un libro, o da un opera teatrale, a Kenneth Branagh e al suo "Hamlet", quattro ore spese bene.

Però un limite ci dev'essere.
Perché questo film non ce ne azzecca una, neanche per sbaglio.


Questo è il cattivo del film.
Paura, Eh?

Inizi la visione e c'è una coppietta felice che attraversa l'America scherzando sulla scopata che si sono fatti la notte scorsa in una figata di motel.

No, aspettate un momento...
(Sfoglia le pagine del libro, legge un paio di righe)
Ma è una cazzata!

Qui c'è una coppia incazzata, che ambisce al divorzio.
Lei è un'idiota belloccia, lui un burino.
Chi cazzo sono quei due damerini che guidano un auto se non nuova, almeno in buone condizione, invece che un catorcio?
I rettiliani hanno invaso Hollywood durante le riprese?

- Vabbè sono dettagli Carta...



Ma non è finita qua.
La punta dell'iceberg, mio caro Titanico pubblico.

Una storia di 30 pagine, sì, fa parte della raccolta "A volte ritornano", non è manco un libro intero, di cui sono riusciti a sbagliare TUTTO!

Personaggi buttati dentro a caso, effetti speciali che vi faranno uscire la bile dagli occhi e incongruenze enormi, che dico epiche!

Se avete intenzione di vedere il film ( nonostante tutto ciò che ho detto finora ), o di leggere la storia ( che vale la pena di leggere perché, ripeto, la storia non è male, un buon film ce lo si poteva tirare fuori, con un po' d'impegno) non leggete quanto segue, sono la trama ed il finale.

Anche se dovrei dire i finali.
Libro e film, due cose diverse.

In sintesi, la trama si basa su di una divinità che vive nel grano e assoggetta le menti dei giovani, i quali le fanno sacrificio di chiunque abbia più di 18 anni, crocifiggendolo in mezzo ad un gigantesco campo.



Libro: i due arrivano investono un "ultradiciottenne", che stava scappando dal suo funesto destino.
Già in crisi di nervi, cadono nel panico, si riprendono, mettono il cadavere nel baule, cercano una città e una stazione di polizia dove denunciare il fattaccio.
Arrivano a Gatlin, la cittadina maledetta del caso, lei viene rapita, lui tenta di salvarla, fallisce miseramente, muore anche lui divorato dalla creatura.

Chiara, semplice, inevitabile come tutte le trame di King.
Perfino "realistica".
Ed ora capirete perché.



Film: Una coppietta felice tira sotto un ragazzino.
No, non preoccupatevi, era già morto sgozzato ( anche se noi lo abbiamo appena visto correre in mezzo alla strada, girarsi e sillabare "Oh cazzo").
Mettono in baule il tizio, vanno in città, trovano cose strane, crocifissi di grano, fonti battesimali pieni di sangue.
Si spaventano, vengono assaliti da una marmaglia incazzata ed armata d forconi e machete, vengono aiutati a fuggire da un ragazzino ed una bambina, che si scopriranno essere i fratelli del morto sgozzato\investito.
Da dove cazzo sbuchino, dio lo sa.
Casini vari, lei è catturata, lui organizza un piano per salvarla: far saltare il dio ( che, nel film, è una versione malriuscita dei vermoni di Tremors) con la dinamite.
E indovinate un po'? Funziona.


Che culo!

Happy ending, con i due che decidono di adottare i due trovatelli e si avviano in macchina verso il tramonto.
Da notare come il regista si dimentichi di un piccolo particolare: loro hanno ancora un cadavere nel bagagliaio!
E non è fatto a posta, se ne sono proprio dimenticati!

Io sono basito.
E hanno fatto anche due sequel.
Guardateveli voi, io non ne ho la forza.


martedì 25 ottobre 2011

Merda

Viviamo nella società del commento mediocre.
Schifiamo poco ed esaltiamo ogni cosa, sicché o uno è un fottuto genio o è bravo ma non si applica, ha uno stile chiuso e per pochi, non ha ancora trovato la sua strada.
Se dobbiamo dire qualcosa a qualcuno, abbiamo tanti modi per NON farlo.

Dio, quanto odio le frasi fatte.

- Sì, ma in fondo siamo tutti buoni.
Dillo a Hitler.


Che tenerone!

- Dai, basta impegnarsi.
Ok, andiamo nel reparto di oncologia e incitiamo gli ammalati ad usare più forza di volontà, che se non si sforzano, come pretendono di guarire?


Ora stanno davvero esagerando 'sti Pro-Life!

Ho uno zio con il cancro.
Ma non lo ho mai conosciuto, quindi la cosa non mi tocca particolarmente.
Ieri ha avuto una specie di embolo, che gli ha provocato un ictus.
Provo un po' di disprezzo per me stesso e per la mia indifferenza, allo stesso tempo mi chiedo se possa giovargli la visita di uno sconosciuto,  che va a trovarlo solo per aver qualcosa di cui spettegolare con gli altri parenti.

Penso che sia a questo che portino le conversazioni in pilota automatico di cui sopra: a cianciare avidamente di metastasi cerebrali.

Se dobbiamo criticare qualcuno, il massimo che facciamo è dire "A postooo!"
Non si riesce più a dire "Vaffanculo incapace!", "Hai mai pensato ad un'altra carriera?", "Davvero hai frequentato una scuola di recitazione?"
Frasi da stronzo.
Già, però farebbe bene sentirselo dire o dirlo.
Se per caso l'interlocutore avesse la magnanimità di argomentare, l'ascoltatore avrebbe la possibilità di imparare.
O di urlare insulti random su tua madre, il cane del vicino e i sette nani.



La mia professoressa di matematica sembra la Littizzetto, solo che è più pazza.
Un mio amico ( e, per la prima volta nella storia della letteratura, non è un espediente per indicare me stesso) esce con una tizia che, anche lui ammette, assomiglia fisicamente, intellettualmente, psicologicamente alla prof.
Il mio amico si vuol fare una versione ringiovanita della docente di matematica.

Odio le frasi fatte perché al 90% sono vere.
Così, spari la tua minchiata e hai quasi la sicurezza di azzeccarci.
Ma anche se spari bendato in una piazza di Tokio, probabilmente colpisci un giapponese.

Questo post rispetta il suo titolo e non cerca di fare altro.
Niente ambizioni di sorta.
Niente auto-miglioramento.
Niente ricerca della verità.
Solo un modo come un altro per propinarvi "Is there anybody out there?" suonata da me.